A cura di: AIPC, Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia, Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale, AIPC Editore 2026.
Autori: Massimo Lattanzi, psicologo psicoterapeuta PhD, e Tiziana Calzone, psicologa psicoterapeuta, AIPC.
Abstract
Il contributo esamina i meccanismi neurocognitivi implicati nell’elaborazione della negazione linguistica a partire dal paradosso epistemologico formulato nell’espressione “non esisto, quindi esisto”. L’assunto fondamentale risiede nell’assenza, a livello del sistema nervoso centrale, di recettori sensorimotori dedicati all’operatore logico astratto di negazione. L’indagine descrive la sequenza di computazione neurale a due stadi: una fase primaria di attivazione semantica e visuo-motoria del costrutto affermativo, seguita da una modulazione inibitoria secondaria mediata dalle strutture prefrontali. Vengono approfondite le condizioni di decadimento funzionale di tale inibizione in contesti di iperattivazione neurovegetativa e sovraccarico emotivo, evidenziando il fenomeno del residuo rappresentazionale e le sue ripercussioni sul piano clinico e psicopatologico.
La formulazione “non esisto, quindi esisto” condensa un nodo centrale dell’epistemologia e delle neuroscienze cognitive contemporanee: per concepire, verbalizzare o rappresentare l’idea della propria assenza, deve necessariamente sussistere un’istanza osservatrice, un apparato neuropsichico attivo che formula e processa il pensiero. Sul piano dell’elaborazione dell’informazione, il sistema nervoso non ha la capacità di computare il vuoto o l’assenza in via diretta. In quanto organo biologico plasmato per codificare pattern percettivi, correlati somatici e sequenze motorie, il cervello è vincolato a processare primariamente una presenza per poter poi tentare di applicarvi un’operazione di esclusione.
A livello neurofunzionale, la particella di negazione non possiede un corrispettivo sensorimotorio immediato. Quando l’individuo riceve una formulazione negativa o rivolge a sé stesso un’istruzione inibitoria, il cervello mette in atto una sequenza neurocognitiva asimmetrica articolata su due livelli distinti.
Nel primo livello si manifesta una risposta automatica di attivazione semantica e visuo-motoria primaria. La corteccia sensoriale e le aree premotorie accendono immediatamente la traccia neurale corrispondente all’azione o all’oggetto citato. Un comando formulato come “non cadere”, “non gridare” o “non provare angoscia” recluta in primo luogo le medesime reti corticali e subcorticali deputate alla cinematica della caduta, alla vocalizzazione alterata o alla risposta enterocettiva dell’angoscia. L’immagine e la predisposizione somatica dell’evento negato si stabilizzano nella memoria di lavoro prima che intervenga qualunque correttivo.
Nel secondo livello interviene l’operatore di negazione, un costrutto astratto ed evolutivamente recente la cui gestione è demandata alle reti di controllo inibitorio fronto-striatali e alla corteccia prefrontale dorsolaterale. Il ruolo di questa modulazione secondaria è quello di apporre un segnale inibitorio, una soppressione attiva sulla rappresentazione già evocata. Tuttavia, questo intervento richiede un dispendio metabolico significativo e un tempo di elaborazione supplementare.
In contesti caratterizzati da stress acuto, disregolazione autonomica o alterazione della finestra di tolleranza, l’efficienza delle strutture prefrontali subisce una marcata flessione. In tali circostanze, il segnale inibitorio decade e viene bypassato: nella mente del soggetto permane unicamente il residuo rappresentazionale affermativo. L’individuo si trova così neurobiologicamente orientato verso l’oggetto stesso che intendeva evitare o sopprimere, spiegando sul piano clinico la frequente inefficacia delle ingiunzioni basate sul divieto e la ripetizione coatta di schemi disfunzionali.
Riferimenti bibliografici essenziali
Lattanzi, M., Calzone, T. (2025). Manuale di Psicotraumatologia Relazionale. Roma: AIPC Editore.
Friston, K. (2010). The free-energy principle: a unified brain theory?. Nature Reviews Neuroscience, 11(2), 127-138.
Wegner, D. M. (1994). Ironic processes of mental control. Psychological Review, 101(1), 34-52.
Kaup, B., Lüdtke, J., & Zwaan, R. A. (2006). Processing negated sentences with contradictory predicates: Is a door that is not open mentally closed?. Journal of Pragmatics, 38(7), 1033-1050.
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