Un ribaltamento radicale dello scenario: se nei sette giorni precedenti la fenomenologia criminale aveva mostrato una perfetta parità tra i generi delle vittime e una presenza record di autrici donne (37,5%), la settimana dal 29 ottobre al 4 novembre 2026 segna un violento ritorno all’asimmetria di genere. Le donne tornano a costituire il 75% delle vittime complessive censite (3 su 4 tra omicidi consumati e tentati), mentre la totalità assoluta degli autori (100%) è di genere maschile. Parallelamente, il Nord Italia si conferma l’epicentro esclusivo della distruttività relazionale (100% degli eventi), con una marcata polarizzazione geriatrica che vede il 50% degli autori superare i 72 anni di età. Una fotografia clinico-criminologica che impone di decodificare il collasso dei legami di prossimità al di là di ogni semplificazione precostituita.
1. Introduzione e cornice istituzionale
Il presente contributo clinico-scientifico trae origine dall’attività continuativa di monitoraggio epidemiologico e di ricerca forense promossa dall’Osservatorio Nazionale Omicidi Familiari (ONOF), in costante sinergia con l’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC ETS) — fondata a Roma nel 2001 dal Dott. Massimo Lattanzi e dalla Dott.ssa Tiziana Calzone — e con il Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR).
La direzione e il coordinamento scientifico dell’indagine sono affidati al Dott. Massimo Lattanzi (psicologo psicoterapeuta, Ph.D. in Scienze Forensi) e alla Dott.ssa Tiziana Calzone (psicologa psicoterapeuta). L’analisi quantitativa, la sistematizzazione dei dati e il contributo alla stesura dell’elaborato sono a cura delle psicoterapeute in formazione, le dottoresse Caterina Ventura e Greta Tucci.
L’impegno congiunto di ONOF, AIPC e CIPR persegue la finalità di affrancare la lettura del delitto da una sterile catalogazione anagrafica: l’evento lesivo o letale viene decodificato quale esito distruttivo di dinamiche disfunzionali della sfera intima, segnate da un grave collasso della regolazione affettiva e dal cedimento dei freni inibitori all’interno delle relazioni di prossimità.
2. Il paradigma OSINT e i confini metodologici
La raccolta, il censimento e la correlazione delle evidenze settimanali si strutturano attraverso la metodologia OSINT (Open Source Intelligence) applicata all’analisi clinico-criminologica:
- Fonti aperte e monitoraggio primario: le informazioni derivano dal monitoraggio sistematico delle notizie giudiziarie e dei resoconti di cronaca pubblicati dalle testate giornalistiche, restituendo il quadro conoscitivo acquisito nelle fasi iniziali di indagine.
- Evoluzione processuale dei quadri: con il progredire degli accertamenti medico-legali, peritali e forensi, le evidenze relative ai moventi, alla dinamica psicologica e alle responsabilità procedurali possono andare incontro a progressive revisioni.
- Approccio circolare all’impatto distruttivo: la metodologia scientifica adottata non isola l’omicidio consumato come un fatto a sé stante, ma registra la complessità degli eventi lesivi gravi generati all’interno della medesima matrice relazionale. Rientrano pertanto nel censimento unitario gli omicidi consumati, i tentati omicidi, nonché le eventuali condotte suicidarie correlate poste in essere dall’aggressore, allo scopo di quantificare l’onda d’urto traumatica complessiva.
3. Dinamica degli eventi: la geografia della lesività al Nord Italia
Nel corso della settimana dal 29 ottobre al 4 novembre 2026, l’attività di monitoraggio rileva un totale di 4 vittime coinvolte nei delitti familiari a fronte di 4 presunti autori o rei confessi. Anche in questa settimana, l’intero quadro epidemiologico risulta circoscritto esclusivamente al Nord Italia (100% degli eventi):
- 3 persone vittime di omicidio consumato (2 donne e 1 uomo).
- 1 persona vittima di tentato omicidio (1 donna).
- 0 eventi suicidari o tentati suicidi correlati registrati nel periodo.
La cronaca degli eventi censiti sul territorio:
- Reggio Emilia (Emilia-Romagna, Nord Italia) – Omicidio tra parenti per questioni ereditarie: un uomo di 74 anni muore avvelenato dopo aver consumato un pasticcino (“bomba alla crema”) contenente cianuro offerto dal cugino di 76 anni, arrestato per omicidio premeditato scaturito da rivendicazioni ereditarie.
- Erba (Como, Lombardia, Nord Italia) – Femminicidio da ex partner: una donna di 64 anni viene trovata morta sul fondo della piscina all’interno della proprietà; per il delitto viene tratto in arresto l’ex marito di 76 anni con l’accusa di averla violentemente spinta e annegata.
- Curtatone (Mantova, Lombardia, Nord Italia) – Tentato femminicidio da partner: una donna di 48 anni viene colpita violentemente alla testa dal marito di 56 anni con una pesante griglia in ghisa durante una lite domestica; l’uomo viene arrestato per tentato omicidio aggravato e la donna ricoverata.
- Chiari (Brescia, Lombardia, Nord Italia) – Matricidio: una donna di 39 anni viene barbaramente uccisa a coltellate all’interno delle mura domestiche dal figlio ventunenne, il quale si consegna spontaneamente ai Carabinieri subito dopo il passaggio all’atto.
4. Sezione speciale: analisi focalizzata su femminicidi e tentati femminicidi
L’approccio scientifico dell’ONOF e dell’AIPC impiega la categoria clinico-criminologica di femminicidio per qualificare ogni condotta soppressiva, consumata o tentata, diretta contro una persona di sesso femminile in ragione del genere o consumata all’interno di relazioni intime, affettive o di convivenza marcate da dinamiche di prevaricazione, controllo e annientamento dell’autonomia altrui.
Nella settimana dal 29 ottobre al 4 novembre 2026, l’analisi clinica rileva il seguente quadro analitico:
- Femminicidio consumato ad opera di ex partner: si registra 1 caso di femminicidio consumato da parte dell’ex coniuge (Erba, Como). La vittima, una donna di 64 anni, è stata spinta in piscina e annegata dall’ex marito di 76 anni. L’episodio costituisce il 50% degli omicidi consumati di donne e il 100% dei delitti legati a relazioni sentimentali pregresse.
- Tentato femminicidio da partner: si registra 1 tentato femminicidio all’interno della coppia convivente (Curtatone, Mantova). Una donna di 48 anni è stata aggredita e colpita al capo con una griglia in ghisa dal partner di 56 anni (rappresentando il 100% delle vittime di tentato omicidio nel periodo).
- Altri omicidi con vittime di sesso femminile nel perimetro intimo-parentale: l’ulteriore vittima donna di omicidio consumato appartiene alla sfera consanguinea/parentale (pari al 50% dei decessi femminili): la madre di 39 anni uccisa a coltellate dal figlio ventunenne a Chiari (matricidio).
5. Decomposizione statistica e variabili fenomenologiche
5.1 Distribuzione di genere e tipologia del passaggio all’atto
- Vittime complessive (Totale N = 4): il genere femminile assorbe il 75% della vittimizzazione complessiva (3 soggetti: 2 omicidi consumati e 1 tentato omicidio), mentre gli uomini rappresentano il 25% (1 soggetto). Isolando i soli 3 omicidi consumati, le donne rappresentano il 67% (2 casi) e gli uomini il 33% (1 caso). Nel tentato omicidio (Totale N = 1), la vittima è al 100% donna.
- Presunti autori (Totale N = 4): gli uomini costituiscono il 100% dei soggetti agenti (4 su 4), con un totale azzeramento della componente femminile (0%) rispetto alla settimana precedente. Nei 3 omicidi consumati gli autori sono al 100% uomini (Reggio Emilia, Erba, Chiari), così come nel tentato omicidio (100%, Curtatone).
5.2 La variabile dirimente: il grado di familiarità
L’analisi relazionale conferma la centralità dei legami intimi e prossimali quali catalizzatori primari della condotta distruttiva:
- Riferito alle vittime (Totale N = 4): i vincoli parentali di primo grado e consanguinei assorbono la quota maggioritaria con il 50% dei casi (2 vittime: cugino a Reggio Emilia e madre a Chiari). Le relazioni attuali di coppia (partner) e quelle pregresse (ex partner) pesano ciascuna per il 25% (1 caso rispettivamente). Risultano assenti delitti tra semplici conoscenti (0%).
- Specificità di genere negli omicidi consumati: tra le donne vittime di omicidio (N = 2), il 50% è stato soppresso da un parente consanguineo (Chiari) e il 50% dall’ex partner (Erba). Al contrario, l’unico uomo vittima di omicidio (N = 1, 100%) è stato ucciso all’interno della cerchia parentale (Reggio Emilia).
5.3 Fasce di età e vulnerabilità anagrafica
- Vittime (Totale N = 4): il 50% delle vittime complessive si colloca nella fascia adulta matura tra 36 e 53 anni (2 soggetti: 48 anni a Curtatone e 39 anni a Chiari); il 25% nella fascia tra 54 e 71 anni (1 soggetto: 64 anni a Erba); il restante 25% nella fascia anziana oltre i 72 anni (1 soggetto: 74 anni a Reggio Emilia).
- Autori (Totale N = 4): si evidenzia una marcata deriva geriatrica: il 50% dei presunti autori si colloca nella fascia ultra-settantaduenne (2 soggetti: 76 anni a Reggio Emilia e 76 anni a Erba); il 25% appartiene alla fascia tra 54 e 71 anni (1 soggetto: 56 anni a Curtatone); il restante 25% ricade nella giovane età adulta tra 18 e 35 anni (1 soggetto: 21 anni a Chiari).
5.4 Distribuzione geografica e mezzi di offesa
- Territorio: la totalità assoluta delle condotte delittuose censite nella settimana si è concentrata nel Nord Italia (100%), confermando la totale assenza di eventi rilevati nelle regioni del Centro e del Sud/Isole.
- Mezzi adoperati: a differenza della settimana precedente, dominata dall’arma da taglio, si rileva una marcata eterogeneità lesiva. Negli omicidi consumati (N = 3), le modalità si ripartiscono equamente: arma da taglio (34%, accoltellamento a Chiari), aggressione fisica diretta/annegamento (33%, a Erba) e arma impropria/sostanza tossica (33%, pasticcino al cianuro a Reggio Emilia). Nel tentato omicidio (N = 1), è stata utilizzata un’arma impropria (100%, griglia in ghisa a Curtatone). Assenti del tutto le armi da fuoco (0%).
6. Tratteggio descrittivo dei profili tipici di omicidio consumato
Dall’incrocio statistico delle frequenze prevalenti relative ai soli casi di delitto consumato si delineano i seguenti profili criminologici sintetici:
- Profilo tipico della vittima uomo: individuo anziano appartenente alla fascia 72+ anni (100%), residente nel Nord Italia (100%). Il legame che lo unisce all’autore è di tipo parentale (100%) e la letalità si consuma mediante arma impropria/veleno (100%).
- Profilo tipico della vittima donna: persona di genere femminile distribuita in misura equivalente tra la fascia adulta matura (36–53 anni, 50%) e la fascia 54–71 anni (50%), localizzata interamente nel Nord Italia (100%). Il contesto relazionale lesivo è paritariamente quello dell’ex partner (50%) e parentale (50%), con aggressione perpetrata per mezzo di arma da taglio (50%) o aggressione fisica diretta (50%).
- Profilo tipico dell’autore uomo: uomo in età anziana compresa nella fascia 72+ anni (67%), residente nelle regioni settentrionali (100%). Dirige l’azione letale prevalentemente contro membri della cerchia parentale (67%), con una dispersione paritaria nei mezzi utilizzati tra arma da taglio (34%), aggressione fisica (33%) e arma impropria (33%).
- Profilo tipico dell’autrice donna: non rilevabile per la settimana in esame data la totale assenza di condotte delittuose ascrivibili a soggetti di genere femminile (0%).
7. Decodifica psicotraumatologica: disregolazione emotiva e collasso della finestra di tolleranza
La psicotraumatologia relazionale respinge fermamente le interpretazioni superficiali che liquidano l’agito delittuoso come “raptus momentaneo” o come mera manifestazione socio-culturale. L’azione soppressiva trova la sua genesi nei circuiti neurobiologici dell’attaccamento e nella compromissione funzionale del sistema nervoso autonomo:
- La vulnerabilità nei quadri con C-PTSD: nei soggetti portatori di traumatizzazione relazionale complessa e attaccamento insicuro o disorganizzato, la finestra di tolleranza neurovegetativa risulta gravemente contratta. Viene a mancare la flessibilità biologica necessaria per elaborare le frustrazioni relazionali e modulare i picchi di arousal.
- Il grado di familiarità come riattivatore traumatico: i conflitti domestici, la separazione dall’ex coniuge, le controversie patrimoniali tra parenti o la convivenza genitore-figlio agiscono come trigger traumatici primari. L’interlocutore affettivo viene percepito non più nella sua alterità, ma come una minaccia esistenziale soverchiante.
- Il passaggio all’atto e la perdita del controllo degli impulsi: allorché l’attivazione emotiva supera la soglia di regolazione, si manifesta un brusco disingaggio dei circuiti inibitori prefrontali (top-down failure). La grave disregolazione emotiva e l’uscita incontrollata dalla finestra di tolleranza sfociano nel passaggio all’atto lesivo o letale — attuato corpo a corpo attraverso armi bianche, percosse o corpi contundenti —, confermando quanto ampiamente documentato dalle ricerche cliniche ed epidemiologiche di CIPR, ONOF e AIPC.
8. Il modello di prevenzione clinico-funzionale AIPC / CIPR
La prevenzione efficace della violenza relazionale e dei delitti intrafamiliari esige strumenti diagnostici oggettivi e interventi mirati sul piano psicofisiologico:
- Protocollo V.E.R.A.® (Violence Emotional Risk Assessment): strumento clinico-funzionale d’avanguardia per la stima specialistica del rischio di recidiva e passaggio all’atto. Indaga i livelli di disregolazione affettiva, l’ampiezza della finestra di tolleranza e la reattività somatica allo stress relazionale.
- Piattaforma V.I.S.T.A.® e Scala S.I.R.A. (Scala Implicita di Resipiscenza e Attivazione): sistemi integrati ideati per misurare la risonanza del trauma e monitorare l’evoluzione della consapevolezza emotiva, dell’empatia e della resipiscenza negli autori e nelle vittime di agiti violenti.
- Training psicofisiologico con Biofeedback multicanale: percorso di regolazione autonomica erogato dal CIPR. Monitorando parametri quali la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), la conduttanza cutanea (GSR) e la tensione muscolare di superficie (sEMG), consente al paziente di riconoscere i segnali neurovegetativi prodromici all’esplosione aggressiva, ampliando la tolleranza allo stress e ristabilendo il controllo degli impulsi.
9. Contatti istituzionali e servizi clinico-peritali
L’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC ETS) e il Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR) mettono a disposizione percorsi dedicati di diagnosi clinica, stima del rischio e riabilitazione integrata per vittime, autori di violenza e nuclei familiari:
Sedi operative territoriali: Roma (Via Giorgio Baglivi 6) e Pescara (Corso Umberto I, 18)
Codice Fiscale AIPC ETS: 97238660589
E-mail di riferimento: aipcitalia@gmail.com
Sportello unico WhatsApp: 392 440 1930 (attivo tutti i giorni dalle ore 11:00 alle ore 16:00)
Sito Web ufficiale: www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it








