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GIORNATA DI STUDI “ARTE, MUSEI E CURA” A PALAZZO MADAMA

Il 26 ottobre 2026 a Palazzo Madama si è svolta la giornata di studi “Arte, musei e cura. Visioni, ricerche e prospettive.”

L’incontro, curato da ICOM (International Councel of Museum) Italia, ICOM coordinamento Piemonte Valle d’Aosta e Gruppo di Lavoro Welfare Culturale ICOM Italia, in collaborazione con CCW (Cultural Welfare Center) e Palazzo Madama Museo Civico d’Arte Antica, ha cercato di dimostrare, con il supporto di prove scientifiche che cultura, arte e musei possono diventare strumenti portatori di salute e benessere.

Sulle note di Bloom di Brian Eno, Giovanni Carlo Federico Villa, Direttore di Palazzo Madama, ha aperto la seduta presentando i recenti progetti legati alla salute portati avanti negli spazi di Palazzo Madama in collegamento con enti del terzo settore.

Marcella Pralormo, rappresentante del Coordinamento ICOM Piemonte e Valle d’Aosta, nell’ambito Musei, Salute e Benessere ha introdotto come spunto il fatto che, recentemente, Ministero della Salute e della Cultura abbiano istituzionalizzato la prescrizione dell’arte come cura.

Al centro del dibattito è stato il libro di Daisy Fancourt, “L’Arte che cura. Nuove evidenze scientifiche”, Fondazione Luigi Rovati Editore. Classe 1990, Docente di Psicobiologia ed Epidemiologia allo University College London, direttrice del centro Arte e Salute dell’OMS è stata presente con un video.
Entrare nel flusso creativo, sostiene, aiuta la riduzione degli ormoni dello stress ed il rilascio di quelli sel benessere.

La Fancourt ha raccontato che, frequentare musei, concerti spettacoli teatrali, dimezza il rischio di depressione.
L’uomo nasce con indole creativa e sviluppare forme artistiche migliora le funzionalità cerebrali, riduce la demenza e la mortalità precoci. In pazienti ospedalizzati, la fruizione di arte, consente la riduzione dei farmaci.
La progressiva riduzione di partecipazione ed investimenti pubblici in forme d’arte collettive impatta negativamente sulla salute pubblica.

Le arti non sono un lusso, ma un bene essenziale. Una cintura di sicurezza, che dovremmo allacciare ogni giorno.
Il 10 novembre alle 16 sarà a Milano in Fondazione Rovati.
Ha preso dunque la parola Giovanna Forlanelli, medico, Presidente della Fondazione Luigi Rovati.
Dal 2004 ha seguito progetti per avvicinare all’arte anche i bambini.
Negli anni si sono accorti che i ricercatori scientifici traevano beneficio dal lavorare in ambienti popolati di opere d’arte.
Hanno allestito un “museo gentile” inclusivo, che unisce arte e cura in collaborazione con medici, operatori sanitari, educatori, enti ed associazioni.
È poi intervenuta Annalisa Cicerchia, Vice Presidente del CCW (Cultural Welfare Center), docente all’Università di Roma Tor Vergata e autrice del libro “Arte e cultura per stare bene”, Editrice Bibliografica.
600 meccanismi presenti in ognuno di noi hanno bisogno di essere attivati per generare salute.
Nelle organizzazioni culturali se ne possono attivare 139 per incidere sul benessere delle persone con intervenendo nei diversi contesti, attività, e progetti.
Alcune organizzazioni hanno desiderio e possibilità di farlo, altre no.
Sarebbe importante garantire una continuità, ma conoscenza e competenza sono sempre più difficili da reperire anche a causa della scarsità di fondi.
Rompendo le barriere, come l’enorme differenza tra investimenti in cultura ed in estetica.
In Italia il 40% circa delle persone dai 6 anni in su, in un anno non svolge nessuna attività culturale fuori casa.
Negli anziani, il calo della fruizione culturale cresce proporzionalmente all’isolamento sociale.
Il limite non è la conduzione oggettiva, ma la scarsa penetrazione culturale a domicilio per chi non ha mobilità.
La maggior difficoltà per la fruizione delle iniziative culturali sono i trasporti pubblici per raggiungerle.
Per poter raggiungere tutti, al centro va messo il bisogno, non l’attività svolta dal museo o dall’ente culturale.
Ha aperto la tavola rotonda, che è seguita, Sandra Aloia, Responsabile della “Missione Favorire partecipazione attiva” della Fondazione Compagnia di San Paolo.
Il rapporto tra finanziatori e beneficiari, negli ultimi anni ha avuto un’evoluzione molto significativa, portando alla creazione di linguaggi comuni, passando da progetti ad ecosistemi culturali.
Analizzando la partecipazione alle iniziative culturali, si è notato che sono altissime le berriere relazionali: il 36% non va agli eventi perché non sa con chi andarci.
Naturalmente per molti sussistono anche barriere geografiche.
Qualsiasi difficoltà durante la fruizione di un’attività culturale può inficiarne l’impatto positivo.
Le buone pratiche di welfare culturale devono essere accessibili e riconoscibili.

Silvia Mascheroni, Coordinatrice del Gruppo di Lavoro Welfare culturale ICOM Italia, ha raccontato di come creare questo gruppo di lavoro per lei sia stato un approdo dopo una vita ad occuparsi di arte relazionale.
In quest’ambito reputa necessario mettersi in ascolto delle intelligenze creative e non mettersi in cattedra.
Le pratiche devono essere sostenute da politiche efficaci.
Oltre ad una direzione illuminata, sono necessari i link workers, ovvero persone, che si occupino dell’educazione al patrimonio.
La relazione tra patrimonio, persone, cura e comunità porta a risultati positivi.
Pioniere fu il Mo.Ma di New York nel 2006.
All’inizio non venivano coinvolti medici.
Molti aspetti sono ancora da mettere a punto.
10 parole chiave del Welfare culturale identificate nel 2024, sono in continua evoluzione.
Si è poi spostato il focus sugli aspetti medici.

Giuseppe Costa, Epidemiologo, Presidente del Centro interdipartimentale HEI, ha fatto un excursus sulla salute a Torino.
La speranza di vita resta più alta nei rioni più ricchi rispetto a quelli più poveri.
Quanto contano cultura ed arte?
L’Istat ha verificato che un più alto livello culturale corrisponde ad una maggiore aspettativa di vita.

Claudio Tortone, Medico di sanità, DoRS – Centro di Documentazione regionale per la Promozione della Salute ASL To3 ha chiuso il dibattito, affrontando le prospettive di sviluppo.
L’humus è pronto.
Il poli ambulatorio di Oulx, ad esempio, è stato allestito come galleria d’arte.
I pazienti devono essere messi nelle condizioni di poter scegliere.
Se il Servizio Sanitario Nazionale adottasse il metodo di procedere del welfare culturale, ci sarebbe un significativo miglioramento.
La sanità dovrebbe avere il coraggio di uscire dalle mura. Allo stesso modo, dai musei ci dovrebbero essere sortire verso gli spazi della salute.
In questo contesto il convitato di pietra, il grande assente risulta essere l’Università.
Nel resto dell’Europa ci sono centri nazionali per la promozione della salute. In Italia, al momento, bisogna creare un eco sistema ota assente.
La strada da percorrere è lunga, ma le basi da cui muoversi si stanno radicando e sviluppando in modo promettente.
I musei sono organismi vivi ed in evoluzione e dovrebbero poter entrare nella vita quotidiana di ognuno.

Paola Castaldi
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