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Report ONOF — Agosto 2026. Delitti di prossimità: donne uccise tra le mura di casa, giovani travolti dalla violenza tra conoscenti

AIPC Editore © 2026

Chi ha condotto la ricerca? Autori e Metodologia

  • A cura di: Dott. Massimo Lattanzi (Psicologo, Psicoterapeuta, Ph.D. in Scienze Forensi) e Dott.ssa Tiziana Calzone (Psicologa, Psicoterapeuta), coordinatori dell’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC) e del Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR).
  • Analisi dei dati: Dottoresse tirocinanti in psicologia Elisa Ninivaggi e Giulia Trovato.
  • Metodologia: Indagine clinico-criminologica fondata su metodologia OSINT (Open Source Intelligence), applicata all’analisi sistematica dei casi documentati dalla cronaca nazionale e locale. Nel modello scientifico AIPC/CIPR, il «delitto familiare» e la profilazione della variabile «grado di familiarità» vengono letti attraverso il paradigma della psicotraumatologia relazionale: il passaggio all’atto grave si configura come il collasso del controllo degli impulsi generato da una severa disregolazione emotiva e dall’uscita dalla finestra di tolleranza, eccezionalmente contratta nei quadri clinici caratterizzati da C-PTSD.

Chi sono le vittime e chi agisce la violenza letale?

Nel mese di agosto 2026 i dati delineano la totale monopolizzazione maschile dell’autorialità e un netto riequilibrio con sorpasso femminile nella letalità consumata:

  • Omicidi consumati (N = 13 – 100%):
    • Donne vittime: 53% (N = 7)
    • Uomini vittime: 46% (N = 6)
  • Tentati omicidi (N = 13 – 100%):
    • Uomini vittime: 62% (N = 8)
    • Donne vittime: 38% (N = 5$)
  • Presunti autori o rei confessi:
    • Uomini: Costituiscono il 100% sia negli omicidi consumati (N = 12/12) che nei tentati omicidi (N = 11/11), nei suicidi (N = 1/1) e nei tentati suicidi (N = 2/2).
    • Donne: 0% in tutte le categorie di autorialità violenta nel corso del mese.

Cosa rivela la lente del femminicidio sul legame affettivo?

(Criterio metodologico: condotte agite esclusivamente da partner o ex-partner in una relazione affettivo-sentimentale)

  • Femminicidi consumati (N = 3):
    • Rappresentano il 43% delle donne uccise nel mese e il 23% degli omicidi totali.
    • Partner attuale: 100% dei femminicidi consumati (N = 3, pari al 100% dell’intera casistica di omicidi tra partner).
    • (Donne vittime di omicidio parentale escluse dal computo del femminicidio: N = 4, pari al 57% delle donne uccise).
  • Tentati femminicidi (N = 4):
    • Costituiscono l’80% delle donne vittime di tentato omicidio (N = 4/5).
    • Partner attuale: 50% dei tentati femminicidi (N = 2).
    • Ex-Partner: 50% dei tentati femminicidi (N = 2).
  • Impatto complessivo sulla donna: L’intimità di coppia e il contesto parentale assorbono la quasi totalità della violenza contro le donne: su 12 donne complessivamente colpite (tra delitti consumati e tentati), ben 7 sono state aggredite da partner/ex-partner (58%) e 4 da parenti (33%), a fronte di un solo caso riconducibile a conoscenti (8%).

Dove e come rischiano maggiormente gli uomini?

Per gli uomini il perimetro di massima vulnerabilità si conferma radicalmente dislocato all’esterno della sfera di coppia, concentrandosi nei conflitti relazionali tra conoscenti e vicini:

  • Negli omicidi consumati, l’83% degli uomini (N = 5/6) è stato ucciso da conoscenti (rappresentando il 100% dei decessi censiti in questa categoria di familiarità), mentre il restante 17% (N = 1/6) è stato vittima di consanguinei/parenti. Nessun uomo è stato ucciso da partner o ex-partner.
  • Nei tentati omicidi, l’87%degli uomini aggrediti nell’ambito della familiarità nota (N = 7/8) è stato bersaglio di conoscenti, a testimonianza di una conflittualità extra-domestica a prevalenza pressoché totale maschile.
  • Fascia d’età e modalità lesive: Il rischio letale maschile si polarizza tra i giovani: il 67% degli uomini uccisi (N = 4/6) appartiene alla fascia 18-35 anni, colpiti prevalentemente con armi da taglio (50%) nel Nord Italia (50%).

Qual è l’evoluzione del rischio? Il confronto tra luglio e agosto 2026

Il quadro comparativo evidenzia importanti mutamenti clinico-epidemiologici rispetto al mese precedente:

  • Ribaltamento della letalità di genere negli omicidi: La quota di donne uccise subisce una drammatica impennata, passando dal 31% di luglio al 53% di agosto (+22%), superando la percentuale maschile (46%).
  • Monopolio assoluto dell’autorialità maschile: Rispetto a luglio (in cui le donne rappresentavano il 12% degli omicidi e il 10% dei tentati omicidi), in agosto il 100% degli atti letali, tentati e autolesivi è stato agito da uomini.
  • Riesplosione della letalità parentale: I delitti consumati tra consanguinei e familiari salgono dal 26% al 38%, manifestandosi con particolare ferocia contro madri e figlie (Centro Italia, 57%).
  • Polarizzazione della familiarità:
    • Le donne vengono uccise esclusivamente da partner (100% dei casi di coppia) o parenti (80% dei casi parentali).
    • Gli uomini rimangono il bersaglio esclusivo delle dinamiche letali tra conoscenti (100% dei casi) e parenti, senza alcuna vittimizzazione subita da compagne o ex-compagne.
  • Strumenti dell’aggressione: L’arma da taglio rimane l’arma prevalente negli omicidi maschili (50%) e nei tentati omicidi totali (50%), accompagnata da un incremento nell’uso delle armi da fuoco (31% negli omicidi consumati, 33% nei tentati).

Comprendere per prevenire: Un impegno condiviso tra clinica e comunità

I dati non sono fredde statistiche: riflettono il deterioramento di dinamiche relazionali che collassano verso la distruttività quando la disregolazione emotiva supera la finestra di tolleranza soggettiva.

  • A chi sperimenta conflittualità esasperata, perdita del controllo o vissuti persecutori: Riconoscere l’urgenza di fermarsi e domandare aiuto specialistico è il primo, fondamentale passo per interrompere la spirale dell’impulsività disfunzionale prima che si traduca in tragedia irreparabile.
  • Ai professionisti dell’area clinica, forense e della tutela sociale: È indispensabile affinare metodologie evidence-based di valutazione del rischio clinico, capaci di intercettare tanto i prodromi della violenza domestico-affettiva quanto le dinamiche conflittuali di prossimità cariche di potenziale letale.

Riconoscere il trauma, prevenire il passaggio all’atto

Le fratture dell’attaccamento, i traumi relazionali complessi e l’iperarousal emotivo possono restringere marcatamente la finestra di tolleranza, predisponendo a passaggi all’atto ciechi e incontrollati.

L’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC) e il Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR) mettono a disposizione nelle sedi di Roma e Pescara percorsi integrati di valutazione clinica del rischio tramite il protocollo VERA (Violence Emotional Risk Assessment), percorsi psicoterapeutici evidence-based e training di biofeedback per l’autoregolazione psicofisiologica e il trattamento del trauma.

Contatti dello sportello di ascolto e orientamento, sedi di Pescara e di Roma:

Massimo Lattanzi

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