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Spider-Man: Brand New Day: la bellezza delle crepe umane

Peter Parker è stato dimenticato e Spider-Man continua a salvare tutti, tagliando fuori dalla sua salvezza una persona sola: se stesso.
Nel nuovo film del ciclo di Spider-Man, per la prima volta, non troviamo un eroe che si comporta come essere umano, ma un essere umano che si comporta come un eroe.

Tom Holland porta sul grande schermo una delle figure più amate del cinema e dell’universo Marvel. Molti credevano che non avrebbe mai eguagliato l’attorialità di Tobey Maguire e Andrew Garfield, invece oggi ci ritroviavamo davanti a un attore le cui capacità attoriali l’hanno reso nel mondo di Hollywood proprio per la sua trasparenza e onestà che fa infiltrare nei personaggi che vive.

Brand New Day si discosta dai colossal Marvel, portando alla luce la bellezza delle crepe umane. Peter Parker diventa uno specchio di se stesso; ignorando continuamente i segnali del suo corpo, non accetta che ciò che è accaduto lo abbia cambiato radicalmente, facendogli nascere nel cuore una lontananza verso le persone che ama, ma, soprattutto, verso ciò che lui è e verso ciò che lui significa per gli altri. Per la prima volta si crea una frattura interna del personaggio, un confine liminale che gli impedisce di comportarsi come ha sempre fatto. Il passato torna per farsi pagare i conti e Spider-Man si ritrova a dover coincidere tante versioni di sé in una persona sola.

Il film, diretto da Destin Daniel Cretton, porta avanti una nuova tesi e analisi: il personaggio di Peter Parker è un’entità frammentata che devo trovare il modo di incastrare i pezzi nel modo più corretto, altrimenti finirà per spaccarsi del tutto.

Il nuovo film Marvel contiene le caratteristiche positive dei suoi film noti: le risposte date per creare qualche risata in sala e un’azione che si ripercuota su tutta la durata della narrazione. La differenza sostanziale è che Brand New Day fa ciò che stanno facendo molti film negli ultimi anni: si avvicina all’emotività e alla psicologia del personaggio, non permettendo che i suoi comportamenti siano conseguenze date solamente dal mondo esterno, ma anche da quello che succede dentro di lui. Lo Spider-Man di Tom Holland diventa adulto e fragile; usa il coraggio, ma non senza aver paura; si spinge ai limiti della sua mente, di ciò che lo tiene in stasi in un passato che sembra non potersi ricreare nel presente.

Se prima le persone attorno a lui rappresentavano un affidabile sistema di supporto, ora si ritrova a dover contare solo su se stesso e il film ottiene, così, una connotazione relativa al vivere quando si è perso qualsiasi cosa che sembri contare. Peter non ha più amici, non ha più una ragazza e non ha più una famiglia; passa le sue giornate a salvare sconosciuti, mentre cerca di migliorarsi continuamente in un laboratorio creato da un magazzino di un edificio.
In questo film si attinge alla personalità sporca, dimenticata, ma ancora errante della persona che è stato e di quella che è destinato a diventare.

Il Peter Parker di Tom Holland, seppur all’inizio possa sembrare, non appare totalmente in balia degli eventi, anzi; ogni azione, ogni ricordo, ogni accaduto diventa una lunga linea che gli permettie di avere un quadro chiaro della sua vita e di quello che potrebbe accadere.

Francesca Rucco
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