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Dall’eredità degli avi all’ancora di Penelope: Il mito di Ulisse

Tra trauma transgenerazionale, epigenetica e risonanza relazionale

PARTE 1 (Pubblicazione: 6 Agosto 2026)

Storie d’Estate AIPC-CIPR – La Terza Trilogia (Parte I)

A cura di Massimo Lattanzi – Tiziana Calzone

Edizione: AIPC Editore 2026

Il genogramma di Ulisse: Tra eredità trasmesse e il profilo degli avi

Hai mai avuto la sensazione che alcune delle tue reazioni emotive — quella rabbia improvvisa, quel bisogno viscerale di controllare ogni dettaglio o quella tendenza a fuggire quando le cose si fanno intime — non appartengano del tutto a te? La verità è che nessuna storia individuale comincia da zero. Ogni famiglia tramanda un’eredità invisibile fatta di modelli di risposta allo stress, difese e schemi relazionali.

Per comprendere come questa trama si tessa di generazione in generazione, possiamo osservare uno dei racconti più antichi dell’umanità: il genogramma di Ulisse (Odisseo). L’eroe del multiforme ingegno non è nato scaltro o cronicamente iper-vigile per un semplice dono degli dei. La sua architettura emotiva è la risposta adattiva a un albero genealogico dominato da condotte devianti, figure genitoriali assenti e traumi mai elaborati.

I rami della stirpe: Il profilo degli avi

Il nonno materno: Autolico (l’ombra della devianza e della manipolazione)

Sul versante materno, la figura di riferimento primaria è Autolico. Descritto dal mito come il più grande ladro del suo tempo, capace di spergiurare e sviare ogni sospetto, Autolico incarna un profilo strutturalmente antisociale e manipolativo. È l’avo incapace di sintonizzazione empatica, che insegna a muoversi nel mondo considerando l’altro non come soggetto, ma come strumento. È lui a imporre al nipote il nome Odisseo (da odýssomai, «odiare» o «essere adirato»), proiettando sul bambino un vero e proprio mandato familiare: vivere nell’ostilità e nel conflitto.

Il padre biologico (nel mito): Sisifo (l’eredità del narcisismo e del calcolo freddo)

Accanto alla tradizione classica, la tragedia greca narra che il vero padre biologico di Ulisse non fosse Laerte, ma Sisifo, il re di Corinto che ingannò la Morte stessa. Sisifo si unisce ad Anticlea per rivalità e vendetta contro Autolico, che gli aveva rubato del bestiame. In questa variante, la concezione di Ulisse avviene all’interno di una transazione fredda e ritorsiva tra due menti narcisistiche. L’eredità che ne deriva è la spinta al calcolo strategico come unico strumento di difesa.

Il padre sociale: Laerte (la fragilità e il ritiro depressivo)

Laerte, il re ufficiale di Itaca, presenta una struttura emotiva opposta ma altrettanto disfunzionale: di fronte al trauma e alla perdita, crolla. Abbandona la guida del regno e si ritira a vita isolata nelle campagne, vestito di stracci. Per il giovane Ulisse, questa figura paterna rappresenta l’esperienza dell’assenza e dell’inaffidabilità del sostegno, infondendo il timore che contare su chi si ama porti inevitabilmente all’abbandono.

La madre: Anticlea (la dipendenza e la somatizzazione del lutto)

Anticlea sviluppa un legame affettivo caratterizzato da forte dipendenza verso il figlio. Incapace di tollerare la separazione durante la guerra di Troia, Anticlea soccombe a un lutto somatizzato: muore letteralmente di dolore per la sua assenza. Nell’incontro tra i due nel regno dei morti (Canto XI dell’Odissea), emerge chiaramente il peso del senso di colpa che grava su Ulisse, intrappolato tra il desiderio di esplorazione e il terrore di distruggere chi lo ama.

Ti sei riconosciuto nella storia di Ulisse?

Se ti sei ritrovato in queste dinamiche, o se senti che l’eredità della tua famiglia d’origine o un modello di assenza genitoriale influenzano la tua regolazione emotiva, sappi che puoi fare chiarezza sulla tua genealogia e spezzare questa trasmissione intergenerazionale.

I professionisti dell’AIPC e del CIPR sono a tua disposizione nelle sedi di Pescara e Roma anche durante il mese di agosto. Ti consigliamo di prenotare il tuo colloquio fin da ora: i posti disponibili sono limitati e le agende da settembre in poi sono già quasi saturate.

Contatti AIPC e CIPR:

E-mail: aipcitalia@gmail.com

Sito Web: www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it

WhatsApp (tutti i giorni, dalle 11:00 alle 16:00): +39 392 440 1930

PARTE 2 (Pubblicazione: 7 Agosto 2026)

Storie d’Estate AIPC-CIPR – La Terza Trilogia (Parte II)

A cura di Massimo Lattanzi – Tiziana Calzone

Edizione: AIPC Editore 2026

La cicatrice somatica e la risonanza nella scelta del partner

Nel percorso di formazione dell’eroe itacese, l’eredità degli avi si incide direttamente sul corpo e sulle scelte affettive, segnando il passaggio dall’adolescenza all’età adulta attraverso la lente della psicotraumatologia relazionale.

Il trauma dell’adolescenza: la cicatrice come segno somatico

Durante l’adolescenza, mentre si trova a caccia sul monte Parnaso con i parenti materni, Ulisse viene incornato da un cinghiale selvatico che gli squarcia la coscia.

In chiave psicotraumatologica, questo evento rappresenta la fallacia della protezione familiare: le figure di accudimento espongono il giovane a un pericolo estremo per testarne il valore. La ferita, sanata ma convertita in una cicatrice indelebile, diventa la somatizzazione del trauma relazionale. Il corpo trattiene la memoria del pericolo, e la mente risponde costruendo l’armatura dell’iper-vigilanza, dell’astuzia e della menzogna: Ulisse impara che mostrare la propria reale identità è pericoloso, e che solo la maschera garantisce la sopravvivenza.

La scelta del partner: Penelope e la risonanza interpersonale

Perché Ulisse, tra tutte le donne del mito, sceglie Penelope?

Nelle dinamiche familiari e di coppia, la scelta del partner non è quasi mai casuale. Avviene attraverso un fenomeno noto come risonanza traumatica interpersonale: siamo attratti da chi risuona con il nostro mondo emotivo profondo, talvolta per replicare vecchi schemi, talvolta per cercare riparazione.

Penelope, cresciuta nell’austera nobiltà lacedemone, rappresenta l’antidoto alla genealogia caotica di Ulisse. Ella incarna la stabilità, la tenuta emotiva e la capacità di tollerare l’attesa senza crollare nel ritiro depressivo o nell’esplosione emotiva. Con il gesto quotidiano della tela — simbolo di un controllo sano, paziente e riorganizzativo — Penelope funge da ancora di regolazione emotiva per un uomo cronicamente guidato dal bisogno di lotta e fuga.

Ti sei riconosciuto nella metafora della cicatrice o nella scelta del partner?

Se senti di portare addosso il peso di una “cicatrice” somatica o emotiva, o se noti che la scelta dei tuoi partner risponde a schemi di risonanza traumatica ricorsivi, puoi intraprendere un percorso clinico specialistico per ritrovare equilibrio.

Il team multidisciplinare dell’AIPC e del CIPR vi aspetta nelle sedi di Pescara e Roma, operando anche nel mese di agosto. È opportuno contattare la segreteria prima possibile per riservare uno dei pochi spazi rimasti prima dell’avvio della programmazione autunnale.

Contatti AIPC e CIPR:

E-mail: aipcitalia@gmail.com

Sito Web: www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it

WhatsApp (tutti i giorni, dalle 11:00 alle 16:00): +39 392 440 1930

PARTE 3 (Pubblicazione: 8 Agosto 2026)

Storie d’Estate AIPC-CIPR – La Terza Trilogia (Parte III)

A cura di Massimo Lattanzi – Tiziana Calzone

Edizione: AIPC Editore 2026

Epigenetica, trauma intergenerazionale e la guarigione nel “qui ed ora”

Ciò che la mitologia descrive in forma narrativa trova oggi una spiegazione puntuale nei modelli scientifici della traumatologia e della psicobiologia interpersonale.

Epigenetica e trauma intergenerazionale: rompere la catena

Epigenetica: La ricerca moderna mostra come le esperienze di stress cronico e le alterazioni dei sistemi di minaccia possano influenzare l’espressione genica senza modificare la sequenza del DNA. Le risposte allo stress vissute dalle generazioni precedenti lasciano un’impronta biologica che predispone i discendenti a una maggiore reattività emotiva.

Finestra di Tolleranza: Il trauma complesso (C-PTSD), originato all’interno delle relazioni primarie disfunzionali, tende a restringere la finestra di tolleranza. Questo porta l’individuo a oscillare tra stati di iper-attivazione (rabbia, passaggio all’atto, controllo ossessivo) e ipo-attivazione (ritiro, intorpidimento emotivo, depersonalizzazione).

La Trasmissione a Telemaco: Senza una consapevolezza riparativa, il pattern dell’assenza si trasmette alla generazione successiva. Telemaco cresce a Itaca senza la presenza paterna, costretto a misurarsi con un ambiente ostile e con la ricerca di un’identità ancora da strutturare.

Comprendere la storia familiare di Ulisse ci ricorda che non siamo condannati a ripetere gli schemi del passato. La vera “impresa eroica” non consiste nel vincere battaglie esterne o nell’affinare strategie di controllo, ma nel riconoscere la propria cicatrice, comprendere le origini della propria risposta allo stress e lavorare per ampliare la propria finestra di tolleranza, ritrovando la capacità di stare nel qui ed ora.

Vuoi approfondire la tua genealogia e spezzare la catena transgenerazionale?

Se in parte o in tutto ti sei riconosciuto nella metafora di Ulisse, nella trasmissione transgenerazionale di segreti o nell’impatto epigenetico dello stress sulla tua vita relazionale, puoi iniziare un percorso clinico mirato con l’AIPC e il CIPR.

I nostri professionisti delle sedi di Pescara e Roma sono pronti ad accoglierti anche durante il mese di agosto. Si raccomanda di prenotare con sollecitudine: le disponibilità per i colloqui sono estremamente limitate e gli spazi da settembre sono quasi del tutto occupati.

Contatti AIPC e CIPR:

E-mail: aipcitalia@gmail.com

Sito Web: www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it

WhatsApp (tutti i giorni, dalle 11:00 alle 16:00): +39 392 440 1930

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