Oggi vi lascio l’intervista fatta al gruppo musicale Serpent Circle.
La chitarrista Mara De Canio portavoce del gruppo ha così risposto alle nostre domande.

Per chi non vi conosce ancora, come descrivereste i Serpent Circle in poche parole?
“I Serpent Circle non vogliono reinventare il metal, i SerpentCircle vogliono ricordare perché continua a vivere” questo è il nostro motto, e siamo fermamente convinti che sia molto rappresentativo di quella che è la nostra
identità: siamo una band heavy metal che affonda le radici nella tradizione del metal classico, ma con lo sguardo rivolto al futuro. Proveniamo da percorsi, influenze ed età diverse e l’heavy metal è stato il punto d’incontro
che ci ha uniti fin dall’inizio. Non siamo una band nostalgica né vogliamo restare ancorati al passato, lo rispettiamo e lo consideriamo una base fondamentale su cui costruire la nostra identità.
Il vostro nome e il vostro logo ha un’immagine molto evocativa. Quale
è la storia dietro “SerpentCircle” e cosa rappresenta per voi?
Quando abbiamo iniziato questo progetto avevamo un nome diverso e
anche la formazione era differente. Con il tempo abbiamo sentito l’esigenza
di trovare un’identità che rappresentasse davvero la nostra essenza e le
nostre sonorità. Dopo molte riflessioni, la scelta è ricaduta sull’uroboro,
l’antico serpente che si morde la coda, simbolo di nascita, evoluzione e
continua rinascita. Ci siamo riconosciuti immediatamente in questo simbolo,
l’idea di cambiare, crescere e rinnovarsi costantemente senza mai perdere
la propria natura rispecchia perfettamente il percorso dei Serpent Circle e il
nostro approccio alla musica.
Per dare forma visiva a questo concetto, abbiamo affidato la realizzazione
del logo a Rhett Podersoo, artista noto per il suo lavoro legato alle copertine
dei romanzi di Stephen King. Ha saputo cogliere perfettamente la nostra
immagine, creando un logo estremamente evocativo in cui l’uroboro domina
la scena e diventa il simbolo stesso della nostra identità.
Come è nata la band e quale è stato il momento in cui avete capito che
il progetto poteva diventare qualcosa di importante?
La band è nata dall’incontro tra me e Donato e successivamente Antonio.
Nei primi anni il progetto ha attraversato diversi cambi di formazione (voce e
batteria) e per parecchio tempo abbiamo continuato a cercare le persone
giuste con cui condividere non solo la musica, ma anche la stessa visione. Il
momento in cui abbiamo capito che i Serpent Circle potevano diventare
qualcosa di definito è stato con l’ingresso di Rocco alla batteria e Giuseppe
alla voce. Fin dal primo incontro si è creata una sintonia naturale, sia a
livello umano che artistico. La comunanza di intenti e la forte intesa ci hanno
permesso, in pochissimo tempo, di completare il nostro primo EP, “The
Eternal Instant”, dando forma a idee che aspettavano da tempo di trovare la
giusta espressione.
Rocco e Giuseppe hanno sposato immediatamente il progetto, facendolo
proprio e contribuendo alla costruzione del sound della band. È stato allora
che abbiamo capito di aver finalmente trovato l’equilibrio che cercavamo da
anni: una formazione in perfetta armonia, capace di valorizzare le caratteristiche di ogni membro e di lavorare nella stessa direzione. Da quel momento abbiamo avuto la certezza che valeva la pena investire tutte le nostre energie nei Serpent Circle e continuare a portare avanti il progetto con ancora più convinzione e determinazione.
Quali sono le principali fonti di ispirazione per la vostra musica, anche
al di fuori dell’ambito metal?
La nostra principale fonte di ispirazione musicale viene sicuramente dai
grandi nomi che hanno scritto la storia dell’heavy metal. Per noi
rappresentano un punto fermo e una base solida sulla quale costruire la
nostra identità artistica. Allo stesso tempo, però, ognuno di noi porta con sé
gusti, influenze e sensibilità musicali molto diverse.
Probabilmente è proprio questa varietà ad aver contribuito alla nascita del
sound dei Serpent Circle, un approccio fortemente radicato nella tradizione
heavy metal, ma arricchito da sonorità più moderne, momenti di maggiore
aggressività e atmosfere a volte più cupe e introspettive.
Non abbiamo una singola band o una “guida” assoluta a cui ci ispiriamo.
Come accade per molte band del genere, si possono cogliere richiami e
sfumature che rimandano ad alcuni gruppi storici, ma sarebbe impossibile
individuare un’unica influenza predominante.
Nei vostri brani quanto contano i testi rispetto alla componente
musicale? C’è un messaggio o un tema che vi sta particolarmente a
cuore?
Per noi musica e testi sono due facce della stessa medaglia: non esiste una
componente più importante dell’altra, perché entrambe concorrono a
trasmettere un messaggio e un’emozione. I testi nascono in stretta
connessione con la musica e ne rappresentano spesso il naturale
completamento. Sicuramente i temi a cui teniamo molto sono quelli esposti
in “The Eternal Instant”: la ricerca di sé stessi, il percorso verso la migliore
versione possibile del proprio essere e il concetto di libertà, intesa anche
come capacità di ribellarsi a ciò che ci opprime e ci limita. È un tema che
attraversa tutto l’EP, ma che viene sviluppato attraverso prospettive diverse.
Brani come “Break This Silence” e “Silent Scream” affrontano il pericolo di
lasciarsi schiacciare dalle contraddizioni e dalle brutture del mondo
moderno, invitando a non restare in silenzio e a prendere una posizione
attiva. “The Abyss” e “17”, invece, sono veri e propri manifesti di
autodeterminazione, in cui emerge con forza il richiamo ad alcune idee di
Nietzsche, soprattutto quelle legate al superamento dei propri limiti e alla
costruzione della propria identità.
Come nasce una vostra canzone: da un riff, da un testo, da un’idea
condivisa o da altro?
Non abbiamo un processo di scrittura rigido o prestabilito, preferiamo
lasciare spazio alla creatività e seguire il flusso delle idee, senza imporci schemi. Ogni canzone nasce in modo diverso, a seconda dell’ispirazione del
momento e del contributo dei singoli membri della band.
.A volte tutto parte da un riff di chitarra o da un’idea ritmica o da una linea melodica che viene
sviluppata collettivamente fino a prendere forma. In altri casi, invece, nasce prima un testo o un
concetto che sentiamo il bisogno di esprimere, e la componente musicale viene costruita attorno ad esso per valorizzarne al meglio il significato e l’atmosfera. Più che seguire una formula, cerchiamo di
assecondare ciò che la canzone richiede.
In un periodo in cui la musica viene consumata soprattutto attraverso piattaforme digitali e social network, come riuscite a costruire un rapporto autentico con il vostro pubblico?
Crediamo che il modo più autentico per costruire un rapporto con il pubblico
sia far arrivare la nostra musica in maniera diretta e sincera. È la musica
stessa a creare un legame e un canale di comunicazione,
indipendentemente dal mezzo attraverso cui viene ascoltata. Per quanto i
social network siano strumenti potentissimi per raggiungere molte persone,
pensiamo che il contatto più vero resti quello dal vivo. È sul palco, e sotto il
palco, che avviene l’incontro più autentico, senza filtri e senza mediazioni.
L’energia condivisa durante un concerto è qualcosa che nessuna
piattaforma digitale può sostituire. Utilizziamo i social perché oggi
rappresentano un mezzo importante per far conoscere la nostra musica e
restare in contatto con tutti, ma non siamo una di quelle band che punta tutto
sulla presenza online. Spesso i social tendono a uniformare la
comunicazione e a proporre un’immagine troppo patinata, mentre noi
preferiamo che a parlare siano soprattutto le nostre canzoni e i nostri
concerti. Per questo invitiamo sempre le persone a seguirci online, ma con
un obiettivo ben preciso: incontrarci dal vivo.
Quali sono i prossimi obiettivi dei Serpent Circle?
Non abbiamo un obiettivo ben definito, la nostra priorità è continuare a fare
musica insieme, crescere come band ed evolverci costantemente, proprio
come suggerisce nostro uroboro! Guardando al futuro più immediato,
possiamo anticipare che siamo già al lavoro sui brani del nostro prossimo
album. Sarà un lavoro che, artisticamente parlando, ci rappresenterà ancora
più profondamente rispetto a “The Eternal Instant” e che, a nostro avviso,
farà emergere in maniera ancora più chiara e matura l’identità dei Serpent
Circle. Stiamo mettendo davvero energia e passione in questo nuovo
materiale e non vediamo l’ora di poterlo condividere.
Se poteste lasciare ai lettori un’unica idea o emozione attraverso la
vostra musica, quale sarebbe?
Se dovessimo lasciare ai lettori un’unica idea o emozione attraverso la
nostra musica, vorremmo che fosse qualcosa di autentico e profondamente
personale. Il bello della musica è che ogni ascoltatore la vive e la interpreta
in modo diverso, e proprio per questo non ci interessa imporre una lettura univoca.
Quello che speriamo è di riuscire a trasmettere le stesse emozioni
che proviamo quando scriviamo, suoniamo e viviamo la nostra musica:
energia, passione, intensità, ma anche riflessione e consapevolezza. Se c’è
un messaggio che accomuna molti dei nostri brani, è l’invito a non smarrire
la propria essenza, a guardarsi dentro e a osservare il mondo con uno
spirito critico, andando oltre la superficie delle cose.
Più di ogni altra cosa, però, vorremmo che chi ci ascolta percepisse la
sincerità con cui facciamo musica.
LINEUP:
Giuseppe Falasca – Voce
Mara De Canio – Chitarre
Antonio Pistone – Chitarre
Donato Gallicchio – Basso
Rocco Visconte – Batteria
Canali social del gruppo:
Instagram: https://www.instagram.com/serpent_circle_official/?hl=it
- Facebook: https://www.facebook.com/serpentcircleofficial/
- You Tube: https://www.youtube.com/@SerpentCircle
- Sound Cloud: https://soundcloud.com/serpent-circle-215980631
- Bandcamp: https://serpentcircle.bandcamp.com/
- Spotify: https://open.spotify.com/artist/4mKb1El1rk96UhqABUCu6c?si=yQa8FKXWRcOC2ZfVB650lw
- Tidal: https://tidal.com/artist/77080603
– Apple Music: https://music.apple.com/it/artist/serpent-circle/1890284538

Link al video del singolo Break This Silence: https://youtu.be/Wf7xZ4nzxwY
Si ringrazia l’ufficio Stampa Francesco Gallina per la preziosa collaborazione







