In una notte de La dolce vita punteggiata da una fila di distributori AGIP come in un quadro di Hopper, Mastroianni guarda Anita Ekberg morbidamente abbandonata sui sedili di una spider.
Al Museo Nazionale del Cinema di Torino la nuova mostra A schermo pieno. Elementi di paesaggio nel cinema italiano, a cura di Sergio Toffetti sarà visitabile fino al 24 agosto 2026.
Il percorso espositivo si sviluppa cronologicamente e viene raccontato attraverso fotogrammi e foto di scena tratti da 37 film: si parte dal 1943 con Ossessione di Luchino Visconti, per passare da Il caso Mattei di Francesco Rosi del 1972 e arrivare al 2014 con Perez di Edoardo De Angelis.
Un viaggio attraverso le stazioni di servizio AGIP raccontate dal cinema italiano, una sorta di cartografia che mostra l’evoluzione del paesaggio e la trasformazione di stile di vita, sogni e bisogni individuali e collettivi.
A partire dagli anni ‘30 le stazioni di servizio punteggiano il paesaggio di nuovi luoghi obbligati nei percorsi quotidiani, all’inizio visitati da un’élite ristretta o da professionisti della strada, poi da masse di automobilisti: frequentate dal cinema fin dall’inizio, diventano progressivamente set integrati nella struttura dei film.
Un distributore AGIP apre nel 1943 Ossessione di Visconti, trasformando le nebbie della Bassa Padana nell’America della Grande Depressione e anticipando il neorealismo. Sogno felliniano che Dino Risi riporta al quotidiano ne Il Sorpasso, quando Vittorio Gassman saluta l’icona del boom economico: “Il cane a sei zampe, miglior amico dell’uomo a quattro ruote”.
La scena al distributore di benzina incornicia le avventure di Stefania Sandrelli in La bella di Lodi; inquadra Gian Maria Volonté ne Il Caso Mattei; fa da quinta ai mattatori della commedia: da Ugo Tognazzi in La voglia matta a Walter Chiari in Il Giovedì; dal comico intellettual-popolare di Bianco, Rosso e Verdone alle “lezioni di pieno” dell’ironico benzinaio di Così parlò Bellavista.

La stazione di servizio diventa set di un road movie come Turné di Gabriele Salvatores o delle notti selvagge di Velocità massima di Daniele Vicari. E “apre” al mondo e alla vita il finale riconciliato de La stanza del figlio di Nanni Moretti.
Allestita al piano di accoglienza della Mole Antonelliana e realizzata in collaborazione con Eni, l’esposizione con foto di scena, fotogrammi, immagini e spot, la mostra racconta come il cinema italiano abbia trasformato distributori di benzina e aree di servizio in luoghi simbolici della modernità, specchio dell’evoluzione sociale, economica e culturale del Paese. Da semplici tappe obbligate lungo le nuove strade della mobilità, le stazioni AGIP diventano nel tempo presenze ricorrenti, punti di incontro dai quali nascono storie capaci di attraversare generi, epoche e immaginari.
Al centro della mostra trova posto la riproduzione della stazione di servizio Agip di Piazzale Accursio a Milano, realizzata nel 1953 da Mario Bacciocchi: un capolavoro dell’architettura del ‘900 e simbolo del boom economico italiano.
Al suo interno, un monitor propone due montaggi alternati a spot pubblicitari, mentre sulle pareti immagini e disegni illustrano l’evoluzione del design delle stazioni di servizio. Si tratta di lavori provenienti dall’Archivio storico di Eni, una realtà che racconta non solo la storia di un’azienda, ma anche quella del paesaggio italiano e delle comunità che lo hanno abitato.
Tra le immagini esposte, quella del 1932 con cui il MOMA di New York presenta per la prima volta una pompa di benzina, riconoscendola come simbolo di razionalità e modernità.
In Italia, negli anni ’50, AGIP ne trasforma il design grazie al lavoro di Marcello Nizzoli, che rende iconici i distributori valorizzando il “cane a sei zampe” di Luigi Broggini. Sono solo alcuni degli esempi della memoria collettiva incarnata dall’Archivio Storico di Eni, che supera il valore aziendale e assume un significato civile e culturale; nei suoi 6 km di documenti, 500 mila immagini, 5 mila audiovisivi, 70 mila disegni tecnici si leggono i cambiamenti delle città, delle campagne, delle infrastrutture e dei luoghi del lavoro lungo tutto il Novecento.

Nel passaggio del cinema dal bianco e nero al colore, le stazioni di servizio sfilano come sequenze cromatiche e di stile nei road movies all’italiana. Icone degli anni del boom economico, diventano anche espressione di un immaginario collettivo che intreccia tecnica, design e aspirazione al benessere. Collocate lungo le principali arterie stradali, in quelle autostrade che ridefiniscono tempi e spazi e riducono le distanze, le stazioni di servizio e il “cane a sei zampe” si impongono come alcuni dei simboli più riconoscibili di un Paese proiettato verso la modernità.
Nel cinema italiano la stazione Agip è un luogo familiare e insieme sospeso, teatro di incontri, partenze, soste notturne e momenti di trasformazione personale. Al tempo stesso è uno strumento privilegiato per osservare come luoghi apparentemente ordinari abbiano contribuito a costruire la memoria collettiva del Paese.
Dal 15 al 29 giugno 2026, al Cinema Massimo, verrà proposta la rassegna A schermo pieno. Eni nel cinema italiano, con quattro film che hanno contribuito a rappresentare l’Italia del progresso tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Sono in programma Luchino Visconti con Ossessione (1943), Federico Fellini con La dolce vita (1960), Mario Bava con Kidnapped – Cani arrabbiati (1974) e Elio Petri con A ciascuno il suo(1967), tutti autori che hanno fotografato il nostro Paese interessato da un profondo cambiamento sociale.
Museo Nazionale del Cinema – mole Antonelliana
Da lun a sabato (chiuso martedì) dalle 9 alle 19
Info biglietti: https://www.museocinema.it/it/orari-e-biglietti/museo-nazionale-del-cinema
Ufficio stampa Veronica Geraci







