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Il “Caso Taranto” e la Nuova Frontiera del Noir Civile

Dalle biblioteche statunitensi al Premio PordeNoir: la saga del Capitano Mariani ridefinisce i canoni del genere tra etica giornalistica e rigore marziale.

C’è una precisione quasi geometrica, quasi “settentrionale”, nel modo in cui Giovanni Taranto seziona il caos del Mezzogiorno. Non è un caso che la consacrazione definitiva di questo autore di Torre Annunziata sia avvenuta lo scorso 25 marzo a Pordenone, cuore pulsante di un Nord-Est che del noir ha fatto una lente d’ingrandimento sociale.

Presso l’Hotel Santin, l’Associazione Culturale PordeNoir ha conferito a Taranto il premio per la “Miglior Serie Noir italiana”, riconoscendo nella sua opera una caratura internazionale che ha già sedotto dipartimenti universitari d’eccellenza come quelli di Harvard e Princeton.

Il fulcro del riconoscimento è l’ultimo, potente volume della saga: La chianca (Avagliano Editore). Il titolo, che in dialetto campano evoca la crudezza della “macelleria”, è stato il protagonista di un dibattito serrato moderato dall’avvocata Piera Tartara.

Il romanzo non è un semplice procedural, ma un’opera polifonica che Cecilia Scerbanenco ha accostato alla tragedia greca per la sua capacità di far convivere voci contrapposte: magistrati, carabinieri e giornalisti investigativi (come l’alter ego letterario Gianluigi Alfano).

Gli ingredienti di un realismo senza sconti:

  • La Trama: Il Capitano Mariani affronta una “chianca” di anime, focalizzandosi sulla tratta delle donne gestita dai clan vesuviani in sinergia con la malavita dell’Est.
  • L’Intreccio: Tra appalti per la depurazione del Golfo e la morte sospetta di un politico, emerge l’ombra di un killer sgozzatore di prostitute.
  • Lo Stile: Un’architettura narrativa dove il dialetto viscerale si fonde con il linguaggio burocratico della legge.

Ciò che rende la serie di Taranto che comprende i pluripremiati La fiamma spezzataRequiem sull’ottava nota e Mala fede, un unicum nel panorama nazionale è la formazione poliedrica dell’autore.

Già direttore di Metropolis TV e figura centrale del giornalismo d’inchiesta, Taranto trasla sulla pagina la disciplina di un Grand Master 8° Dan di Taekwondo tradizionale (Unitam/Endas Global Traditional Taekwondo Federation). Questa “estetica del rigore” si è palesata anche nel tour istituzionale friulano:

“La forza civile dei suoi testi è testimoniata dal loro impiego nei progetti di recupero per i ragazzi dell’istituto di Nisida.”

A Trieste, l’autore ha tenuto un seminario per l’OdG sui rischi del giornalismo d’inchiesta, onorando la memoria dell’amico e collega Giancarlo Siani con un intervento in video del fratello della vittima, Paolo Siani.

La serata pordenonese ha visto la partecipazione di un parterre d’eccezione, dall’Assessore Emilio Badanai Scalzotto al Presidente di PordeNoir Alessandro Pazzaglia, fino alle rappresentanti della Fondazione Santin, Franca Benvenuti e Giovanna Santin.

Il consenso è stato confermato dai “sold out” alle Librerie.coop di Udine e al Circolo della Stampa di Trieste, dove Taranto ha dialogato con firme prestigiose come Cecilia Scerbanenco, Pietro Spirito e Pierluigi Sabatti.

Con questo premio, Giovanni Taranto dimostra che il noir, quando possiede la profondità della cronaca e l’altezza dell’arte, non ha confini geografici. È una lezione di legalità che parte dal Vesuvio e trova nel Nord la sua cassa di risonanza ideale.

Vittoria Adamo
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