Riceviamo e volentieri pubblichiamo
KATIA FOLLESA
No vabbè mi adoro
venerdì 10 e sabato 11 aprile ore 20.30
sold out
Katia Follesa ritorna al Teatro Colosseo con No vabbè mi adoro, due repliche tutte sold out che mette al centro, per la prima volta in un vero one woman show, tutta la sua comicità brillante, diretta e irresistibilmente umana.
Un monologo comico che segna una nuova tappa nella carriera dell’attrice milanese, volto amatissimo della televisione. Scritto insieme a Angelo Pintus e diretto da Mauro Simone, lo spettacolo nasce come un viaggio brillante dentro le contraddizioni della vita contemporanea: relazioni sentimentali, ossessioni quotidiane, rapporto con il corpo, nevrosi e piccole ipocrisie sociali. Il titolo, volutamente provocatorio e autoironico, diventa il punto di partenza per una riflessione comica sul tema dell’autostima e dell’immagine di sé, soprattutto quando si attraversa la soglia dei cinquant’anni. Sul palco Follesa porta una comicità immediata e riconoscibile, fatta di ritmo, battute taglienti e improvvisi cambi di registro.
Il pubblico viene trascinato in una sequenza di situazioni quotidiane trasformate in sketch e confessioni ironiche, dove la risata diventa spesso lo strumento per smontare stereotipi e aspettative sociali. Dietro l’apparente leggerezza affiora infatti una dimensione più riflessiva: quella di una generazione che si trova a fare i conti con il tempo che passa, con i modelli estetici imposti e con la necessità di reinventare la propria identità. Il monologo gioca molto sull’autoironia. La stessa Follesa ha raccontato di essere stata spesso giudicata per la propria immagine, un aspetto che all’inizio della carriera, tra moda, servizi fotografici e televisione, ha contribuito a definire il suo personaggio pubblico.
Con «No, vabbè, mi adoro» la comica ribalta però quella percezione e ne fa materia di racconto, dimostrando come la comicità possa nascere proprio dalla capacità di ridere di sé. Ne risulta uno spettacolo costruito come un flusso continuo di gag, osservazioni e momenti di improvvisazione, in cui l’energia dell’interprete resta il vero motore della scena. Non si tratta soltanto di stand-up, ma di un racconto teatrale che alterna confessione personale e satira sociale. La sua comicità, capace di unire leggerezza e consapevolezza, continua a parlare a spettatori molto diversi tra loro.
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