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A tu per tu con Dominika Zamara

Come ha iniziato la sua carriera di soprano? Quali sono stati i momenti più importanti della sua formazione?

Il vero inizio è stato nel 2010, a Padova, nell’opera la Boheme di Puccini, nel Ruolo di Mimi, con la direzione del Maestro Enrico De Mori. É stato un periodo molto particolare della mia vita. Un aneddoto che mi accompagna da allora è: vivevo a Verona in palazzo del 800, durante tutto il periodo di studio mi sono sentita come Mimi nella sua casa. Un qualcosa che non dimenticherò mai. Parlando della formazione, la tappa cruciale è stata la borsa di studio che mi ha portata a Verona, dove il destino mi ha fatto conoscere il Maestro Enrico De Mori. A lui devo molto di quello che sono oggi, è stato il mio mentore.   

Qual è il suo ruolo preferito tra quelli interpretati finora? Perché?

Non è una domanda facile, tutti i ruoli che ho interpretato sono per me importanti, fanno parte di me, perché i ruoli non vanno solo interpretati, vanno interiorizzati e vissuti. Ma se ora come ora ne dovessi scegliere uno in particolare credo che direi Donna Elvira, dal Don Giovanni di Mozart. Tra i tre ruoli femminili è quello che sento più vicina a me. Una donna forte, di carattere, soffre per amore ma riesce a superare tutto.

Qual è stata la sfida più grande che ha affrontato nella sua carriera? Come l’ha superata?

Ma direi il concerto a New York del 2024 per i New York Composers Circle, fu molto impegnativo, già dal titolo: “An Evening with Dominika Zamara”. Otto prime mondiali scritte da otto compositori diversi, ognuno con uno stile diverso, studiavo come una pazza, uscivo di casa pochissimo. Già a un mese di distanza sentivo la pressione e tutti gli occhi su di me. Mi piace molto cantare il contemporaneo, e sono lieta di cantare delle premiere, essere la prima interprete, in quel caso fu un peso proprio per le differenze stilistiche tra un brano e l’altro, più la data si avvicinava e più mi sentivo sotto pressione. Poi salendo sul palco è come attraversare uno spazio metafisico, nel quale tutto era diverso e tutto mi era concesso, li ho trovato la maniera di superare tutto.

Come si prepara per un nuovo ruolo? Qual è il suo processo di studio e di prova?

Allora, prima di tutto studio il personaggio, devo aver ben chiaro chi è, lo faccio diventare mio. La si potrebbe definire una crasi, io non interpreto il ruolo, io divento il personaggio per tutto il periodo di studio e messa in scena e come se in me vivessero due persone, me stessa e il personaggio che interpreto, sento e vivo tutto quello che lei vive, soffro le medesime pene e amo quello che lei ama. Il processo quindi inizia con il fondersi con il personaggio, poi inizio per un periodo a studiare da sola. Poi seguono le prove con tutto il cast, sono ore sopra ore sullo spartito

Cosa la appassiona dell’arte del canto? Come riesce a trasmettere questa passione al pubblico?

Belle entrambe le domande, sin da quando ho iniziato a cantare vedevo le persone emozionarsi, essere felici o piangere. Vedevo che attraverso la voce potevo donare, credo sia il canto a veicolare la passione che infondo in esso.

C’è qualcosa che le piacerebbe aggiungere o che non le è stato chiesto? 

Concluderei con una citazione: la bellezza salverà il mondo. Per me la bellezza e l’arte sotto ogni sua forma. Nel caso a me più vicino la musica. Essa da colore alla vita, gioia, felicita, sia per chi la ascolta sia per chi la esegue.

Desiree Fadda
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