Riceviamo e volentieri pubblichiamo
GIOVANNI LINDO FERRETTI
Percuotendo. In cadenza
con Simone Beneventi e Luca Alfonso Rossi
venerdì 13 marzo ore 20.30
Poltronissima 51,75 € / Galleria 40,25 €
Giovanni Lindo Ferretti arriva per la prima volta sul palco del Teatro Colosseo presentato da Hiroshima Mon Amour, sesta tappa della tournée prodotta da Musiche Metropolitane.
Venerdì 13 marzo alle 20.30 una delle voci più singolari e irriducibili della scena italiana presenta Percuotendo. In cadenza, nuova forma di uno spettacolo andato in scena un’unica volta nel 2024, mentre si consumava la doppia tournée dei CCCP, sul palco del Teatro Olimpico di Vicenza e intitolato Moltitudine. In cadenza, percuotendo.
Percuotendo. In cadenza è la sua trasformazione: la stessa materia, riamalgamata e rilavorata, non è un concerto nel senso ordinario del termine, ma un flusso di parole che narrano gli accadimenti di una vita vissuta tra i palchi e la solitudine dell’Appennino, canzoni riarrangiate per percussioni e corde che non solo accompagnano il racconto ma lo spostano e a volte lo travolgono. «La lettura diventa poesia che diventa canzone per aprire alla musica che cresce fino a tornare poesia e poi… si ricomincia» dice Ferretti.
Sul palco con lui ci sono Simone Beneventi e Luca Alfonso Rossi. Beneventi è percussionista tra i più riconosciuti della scena contemporanea internazionale, Leone d’Argento alla Biennale Musica di Venezia 2010, con una carriera che tocca Helmut Lachenmann, Ennio Morricone, la Filarmonica della Scala e l’Orchestra Mozart di Claudio Abbado. Non è un volto nuovo per Ferretti: collabora da tempo con gli ex-membri dei CCCP e dei CSI, ed era già presente a Vicenza per la prima assoluta dello spettacolo. Luca Alfonso Rossi completa la trama sonora con le chitarre. Insieme sostengono il peso specifico delle parole di Ferretti senza mai ridursi a semplice sottofondo.
Ferretti, nato in Emilia, fondatore dei CCCP Fedeli alla linea nel 1982 a Berlino insieme a Massimo Zamboni, e poi del Consorzio Suonatori Indipendenti nel 1992, è anche scrittore: tra i suoi titoli Bella gente d’Appennino, Reduce, Non invano (Mondadori). Da anni vive ritirati sui monti dell’Appennino reggiano, e da quella distanza fisica e interiore costruisce un racconto che non ha nulla di nostalgico. È cronaca di un presente irrisolto, urgente, fatto di fede, di corpo, di memoria e di suono.
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