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Freezing: la verità neuroscientifica che rivoluziona l’ambito clinico e forense


Una storica sentenza della Corte di Cassazione (Sez. III Penale – n. 22297 del 13 giugno 2025) ha segnato un punto di svolta irreversibile nella comprensione della violenza, consacrando una verità neurobiologica che il Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR) e l’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia (AIPC) sostengono da anni: il freezing, o immobilizzazione tonica, non è un’ambiguità comportamentale, ma una risposta di sopravvivenza involontaria e misurabile.

La decisione della Suprema Corte, che ha riconosciuto la validità del blocco psicofisico della vittima, smantella
il pericoloso pregiudizio della “mancata reazione”, allineando finalmente il diritto alle più recenti scoperte
delle neuroscienze. L’immobilità non può più essere interpretata come consenso.

La Scienza dietro il silenzio: una cascata neurofisiologica
Di fronte a una minaccia percepita come insormontabile, quando la lotta e la fuga sono impossibili, il cervello
umano non opera secondo logica ma secondo un imperativo biologico. Il Sistema Nervoso Autonomo innesca
una cascata di reazioni che inizia con una fase di attivazione simpatica (lotta/fuga) e, se l’azione è bloccata,
sfocia in un collasso parasimpatico. Questa seconda fase non è riposo, ma uno shutdown difensivo mediato
dal nervo vago, che causa il freezing: un’immobilizzazione totale, blocco motorio e vocale, e un distacco dalla
realtà (dissociazione).

Questa sentenza non dà solo voce alle vittime, ma la legittima con il rigore della scienza,” dichiara un
portavoce del CIPR e AIPC. “
Per anni abbiamo visto il trauma del silenzio essere frainteso come
accondiscendenza. Oggi, grazie a strumenti come il biofeedback, possiamo tradurre quel silenzio in
evidenza oggettiva. Non è più solo la parola della vittima; è la testimonianza inconfutabile del suo sistema
nervoso.”

Dalla testimonianza al dato oggettivo: il ruolo del biofeedback
Il trauma lascia una firma indelebile nel corpo: una profonda disregolazione del Sistema Nervoso Autonomo.
Il biofeedback è lo strumento rivoluzionario che permette di misurare questa firma. Attraverso il monitoraggio
di parametri fisiologici (variabilità cardiaca, conduttanza cutanea), il racconto soggettivo viene trasformato in
dato scientifico. In ambito forense, una perizia che include dati di biofeedback fornisce ai magistrati una prova
quantitativa della reazione traumatica, una chiave di lettura scientifica che spiega perché una vittima non ha
potuto reagire. In ambito clinico, il biofeedback è un potente alleato terapeutico, un training che permette ai
pazienti di riprendere il controllo del proprio sistema nervoso.

Il CIPR, con le sue sedi a Pescara e Roma, è all’avanguardia nell’applicazione di queste metodologie,
offrendo valutazioni psicodiagnostiche e forensi, consulenze e percorsi di training per chiunque abbia vissuto
un’esperienza traumatica e per i professionisti legali che cercano di portare prove rigorose in tribunale.
Chi Siamo

Il Centro Italiano di Psicotraumatologia Relazionale (CIPR), in stretta sinergia con l’Associazione Italiana di
Psicologia e Criminologia (AIPC) e l’Osservatorio Nazionale Omicidi Familiari (ONOF),
è un’organizzazione
leader nello studio, nella valutazione e nel trattamento del trauma complesso e relazionale. Con un approccio
fondato sulle neuroscienze, il CIPR si impegna a fornire interventi clinici d’eccellenza e a promuovere una
cultura giuridica e sociale più informata.

Contatti

Email: aipcitalia@gmail.com
Sito Web: www.associazioneitalianadipsicologiaecriminologia.it
Telefono WhatsApp: 3924401930 (12:00/16:00 tutti i giorni)

Massimo Lattanzi


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